Al mio nemico

 

Preme da dentro, ma cerca di uscire,
quel vomito nero, può fare impazzire.
Tradito dal leggere quelle parole
e a falciare le carni non sono le sole
e non solo i veicoli spezzan le ossa.
Chiedere al cuore come si possa
solo pensare di uccider qualcuno
che neanche conosci, come se ognuno
non fosse legato a un destino comune.
Vedere morire ogni giorno un barlume
di fede nell’uomo e temer d’annegare
nel nero profondo, nel nero di un mare
di odio impossibile da tenere a bada
per ogni diverso, sguainare una spada
o una sciabola pregne di sangue rappreso
e invocare la guerra: “mi sono difeso!”.
E vedere cadere ai tuoi piedi l’ostile
del sangue l’odore, del piscio, di bile
ti brucian narici, le mani e cervello.
Da questo momento ne porti il fardello
per tutta la vita, la tua, chiaramente,
che del tuo nemico non resta più niente.
Soltanto la scia di quel vomito nero,
un tempo vergogna, ma adesso vai fiero
di esser la splendida lama del giusto,
che tutti quei mali, può mettere a posto
e adesso son “loro” ad avere paura,
perché la tua spada ogni mondo depura
e poco t’importa chi paghi l’oltraggio.
Ad ogni passante tu chiedi il pedaggio:
ne falci le carni, ne spezzi le ossa.
Pedina del vomito, il nero t’indossa
e t’impone di uccidere, quindi ti dico:
è quel vomito nero il mio solo nemico.

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